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۞ Pecora Nera o Mosca Bianca? ۞Benvenuti nel BloG di uno spirito libero!
September 04 TrasferimentoSeptember 01 Briciole d'estateAnche se l'equinozio d'autunno è tra più di venti giorni, con l'inizio di settembre l'estate può considearsi finita. Mancano ancora due settimane scarse al ritorno a scuola, giorni densi di impegni ed attività: devo trovare un ritaglio di tempo per fare tutto quello che non ho fatto durante questi due mesi di ozio. Tanto per iniziare pubblico i diari delle vacanze!
Cronache d'oltremare
Si parte da casa a mezzogiorno, per raggiungere il porto di Ancona con un congruo anticipo. L’imbarco sulla Anek Ηελλενιχ Σπιριτ è previsto per le 15.00. Dopo aver salpato, subentra il fuso orario della nostra destinazione. Tanto per non perdere tempo, a bordo la sottoscritta comincia ad assaporare la cucina greca: il Γιρος è davvero sfizioso.
Oltrepassata l’isola si Κερκυρα, la nave attracca al porto di Ηγουμενιτσα (ore 9.00… cavolo quanto è durata la traversata!). Sbarcati sulla terra ferma, si prende la via della meta finale: l’isola di Λευκαδα. Come raggiungere l’isola con la macchina? Facile, con l’apposito tunnel sottomarino di Πρεβεζα. Ma il nostro viaggio non finisce a Lefkada city: il nostro alloggio, infatti, è ubicato a Βασιλική, una quarantina di km più a sud. Prendiamo possesso del nostro studio presso Villa Angela: i figli dei proprietari, ricordiamolo, studiano all’università di Perugia. Il pomeriggio passa tranquillamente alla spiaggia della città, paradiso dello windsurf! Tutte quelle vele che sfrecciano sul pelo dell'acqua mi avevano quasi persuaso a prendere lezioni di surf, ma ciò avrebbe significato costringere l’intera famiglia a stare nello stesso posto per almeno tre giorni… niente da fare, siamo spiriti liberi, meglio rinunciare al surf che all’esplorazione dell’isola! Ad una certa ora la fame si fa sentire e comincia a mordere il fondo dello stomaco: ceniamo ad un grazioso ristorante del porto. Mentre stavamo aspettando che il cameriere ci servisse le pietanze, mia madre scorge un tizio dall’aria conosciuta: era un suo collega di Foligno. Così lo chiamiamo e ci fermiamo a fare due chiacchiere con il tipo, che, a quanto pare, ha vissuto in Grecia per 7 anni.
La settimana inizia alla grande: sveglia di buon’ora, colazione e si esce. Al porto prendiamo la barca per raggiungere la spiaggia di Αγιοφιλι; il barcarolo è un uomo davvero pittoresco: sull’enorme panza domina una “notevole” ernia ombelicale. Basta, d’ora in poi quella sarà l’imbarcazione dell’amico “Ernia”. Αγιοφιλι merita davvero: l’acqua è cristallina, la spiaggia è costituita da piccoli ciottoli bianchi. E non è nemmeno molto affollata! (dettaglio non irrilevante)
Stavolta abbiamo voluto testare il versante occidentale dell’isola; destinazione della giornata: lo spiaggione di Εγρεμνι. Per scendere “s.l.m.” bisogna scendere una scalinata di oltre 300 gradini (peggio la salita!). Il mare è stato mosso, ma di un colore unico. Qui l’acqua non è limpida e cristallina, ma opaca a causa del carbonato di calcio che vi è disciolto. L’effetto è meraviglioso: lo ripeto, mai visto un mare di questo blu! Ritornando a Βασιλική, lungo la strada, acquistiamo un vasetto di miele da una vecchietta abbigliata in caratteristici abiti neri (cavolo, non ne ho una foto). La sera siamo andati con la famiglia di Foligno a mangiare in una ταβερνα-ψισταρια di Σιβρος.
Dato che tutti ci avevano parlato della famosa spiaggia di Πορτο Κατσικι, non potevamo non andarci! “Venire qui e non andare a Porto Katsiki, sarebbe come stare a Roma e non visitare San Pietro". Giudizio della spiaggia: bella, indubbiamente, ma (c.v.d.) troppo affollata per una famiglia di lupi solitari come la nostra.
La mattinata è stata indecisa: prima abbiamo provato a raggiungere una caletta semi-nascosta, ma poi, volubili come siamo, abbiamo cambiato idea e siamo ritornati indietro su per quella stradina erta tutta tornanti. In breve abbiamo raggiunto Μικρος Γιαλος, spiaggia "tradizionale" sul lato orientale. Come abbiamo piantato l’ombrellone mi sono tuffata in acqua: che goduria! Era un cristallo! La sera, tornati alla base, seguendo il consiglio di Filippo, il padrone di casa, siamo andati a cena da Μπατσανακιας: mamma mia che abbuffata!
Di nuovo versante ovest: spiaggia di Καλαμιτση. Per scendere giù siamo passati attraverso una micro giungla (e per fortuna che con me non avevo solo le infradito!). Prendiamo posizione dietro uno scoglio e realizziamo che siamo gli unici bagnanti nel raggio di 100 metri (gasatissimi per questo). Poco dopo, però, sopraggiungono un uomo ed una donna abbastanza stravaganti: paglietta in testa, camicia bianca abbottonata fino all’ultimo bottone e pantaloni lunghi; si ficcano dietro lo scoglio come due paguri e ne riescono fuori nudi. Era una spiaggia per nudisti!
Tentativo ad Εφγιρος: piccolo paradiso incastonato nel verde della vegetazione… peccato che i barcaroli del luogo avevano lasciato la spiaggetta tutta zozza di pece (senza parole, la mia scarpetta ancora ne porta i segni). Non si può restare, ma che facciamo? Finiamo in bellezza tornando ad Αγιοφιλι!!! Che bello, di nuovo sulla barca di Ernia! Torniamo al porto, ma il sabato la prima corsa per raggiungere la spiaggia è a mezzogiorno. Con mia somma delusione Ernia non era di turno: al suo posto c’era uno molto più brutto (non che l’altro sia bello) che, per comodità di tutti, chiameremo Ricciolidoro. Giornata superba, non sono stata dieci minuti all’ombra! Dulcis in fundo: al ritorno c’era Ernia, evvai! Consueta cena da Μπατσανακιας: ormai ci sentiamo di casa (il cameriere è lo stesso ragazzo della pompa di benzina, lollissimo!)
Le vacanze sono belle, ma finiscono presto! E’ giunto il momento di lasciare l’isola. Colazione, bagagli saluti: alle 11 si è in macchina. Lungo la strada per Lefkada City si fa una sosta a Καρυά, centro del ricamo. La signora del negozio dove abbiamo comprato dei centrini era logorroica: continuava ad illustrarci in greco i pregi della sua merce, anche se aveva capito benissimo che siamo italiai. Dopo mezz’ora di lavaggio del cervello, via di nuovo. Seconda fermata: un monastero ortodosso a Lefkada (dove io e mamma siamo state costretto ad indossare orrendi grembiuli stile “Zia Peppa”… ci avrei imbavagliato babbo, che continuava a farci foto perché diceva che “ si trattava di una cosa simpatica”). Tour turistico per Lefkada, compresa la farmacia: tutto quel sole ad Αγιοφιλι si fa sentire il giorno dopo. Dopodiché a tutto gas verso il porto di Ηγουμενιτσα: noi ci siamo, ma la nave dov’è?? Lunghissima e snervante attesa al molo… alla fine eccola! La Olimpic Champion ci risucchia la suo interno: stavolta i controlli, a causa del rischio clandestini, sono severissimi! Solito Γιρος e nanna (un po’ troppo cullata dalle onde!)
Yawn!! Ma ancora niente terra italiana in vista?? Ci devo andare piano con il sole, ieri ho patito abbastanza… Alle 14.30, ora italiana, sbarco al porto di Ancona.
*****
Bilancio: Ok: - La cucina: tutto favoloso, dalla carne allo yogurt! Lo garantisce una buona forchetta. Però attenzione a non esagerare con la ciccia…
- Il calore con cui sono accolti gli Italiani: i Greci ci ritengono fratelli, tanto che hanno il detto “Una faccia, una razza”.
- I colori del paesaggio: penso che le foto parlino da sole
- L’alfabeto greco: mi diverto enormemente a leggerlo (pare che, dal punto di vista della lettura, tar greco antico e moderno ci sia un abisso…)-
- Dinamicità: è un’isola per gente che ama muoversi!
Pollice verso: - La musica greca: è una noia mortale! O le canzoni sono veramente tutte uguali, o le tracce durano mezz’ora ciascuna! - Poche regole: niente casco obbligatorio, niente divieto di fumo nei locali, evasione fiscale… - Il vivere alla greca: i Romani avevano ragione anche stavolta! Questi Graeculi sono un po’ dalle abitudini molli… la giornata inizia alle 11 del mattino (e pensare che la nonna di Alessia apparecchia la tavola per il pranzo alle 11.30!) - Troppo fumo: “fumare come turchi”… che? Come Greci! Sarà che la dominazione ottomana ha influito notevolmente sui costumi di questo popolo! - Rispetto per la natura: ambienti così belli andrebbero tutelati maggiormente.
August 09 Salvate CenerentolaChina sul pavimento, con le mani in un secchio d’acqua sporca, se ne stava una ragazza dai capelli biondi e dalle vesti sdrucite. Nonostante vivesse in una condizione assai misera, continuava imperterrita a lustrare quella pista da ballo, animata da un solo desiderio: poterci danzare. Cenerentola – così si chiamava- aveva tante possibilità di coronare il suo sogno quante ne può avere una vecchia Cinquecento di vincere un Gran Premio di Formula1: orfana, viveva con la matrigna e le due sorellastre, che le impartivano severi ordini. Di tanto in tanto il suo sguardo era rapito da una luce che da lontano rischiarava quella stanza grigia che la teneva prigioniera: la finestra, le rimaneva appena quel metro quadro di libertà. Se solo non ci fosse stato quel maledetto vetro a tenerla relegata all’interno... Quando, ormai, anche il sole andava a riposarsi dietro le montagne, la fanciulla si addormentava, esausta, cullata dalla dolce speranza di incontrare qualcuno che l’avrebbe tirata fuori da quella polverosa esistenza. Purtroppo Cenerentola continuava ad inseguire chimere in un tempo in cui la gente aveva smesso di farlo. Credeva che la vanità e la stupidità delle sorellastre fossero qualcosa di raro, una determinazione di un casuale errore della natura… almeno così pensava la ragazza. Ma non immaginava, neanche lontanamente, che oltre quella finestra vivevano miriadi di Anastasie e Genoveffe. E continuava, incrollabile, il suo lavoro: ogni singola piastrella doveva riflettere la luce del lampadario di cristallo che, magicamente, se ne stava sospeso sulla sala. Le bastava di chiudere gli occhi per vedersi piroettare su quella superficie marmorea. Che meraviglia! Quell’abito che indossava andava oltre l’ordinario. Dopo tanto tempo trascorso miseramente la sua immaginazione era ancora capace di trasformare una casacca consunta in un vestito così fine ed elegante. Le sembrava addirittura di udire un’orchestra in lontananza, anzi, quasi le pareva di vedere il violoncellista carezzare le corde del suo strumento con l’archetto di crine. L’illusione è seducente, ma svanisce con lo scoppio sordo di una bolla di sapone. La calda atmosfera che fino a poco prima invadeva la sala venne risucchiata via, lasciando la poltrona al grigiore che lì era solito regnare. Una luce, tuttavia, era rimasta: la ragazza continuava a sudare per lucidare la pista da ballo, tentando di afferrare il suo sogno che le svolazza intorno come una farfalla dalle ali colorate. Ma al di sotto del castello aereo dove viveva Cenerentola nessuno rincorreva più farfalle: c’erano solo tanti scarafaggi che si nutrivano di ciò che la società aveva deciso di buttare tra la spazzatura. La gente credeva di essersi arricchita immensamente: in effetti i portafogli traboccavano di carte filigranate, ma, al tempo stesso, gli animi si erano impoveriti ed essiccati. Finti maestri di vita, figli malati della modernità buttavano nella pattumiera qualsiasi tipo di valore. L’umanità non cresceva rigogliosa, ma secca, arida: il morbo stava contagiando tutti, senza distinzione di età, di sesso, di ceto. Si trasmetteva attraverso gli schermi dei televisori, i giornali, per radio, per via telematica. I più vulnerabili erano i bambini, piccoli ed indifesi: le scuola elementari erano popolate di mini adulti che non facevano più “oh” davanti a niente. La modernità li aveva viziati ed ingannati: tutto appariva normale, ordinario e scontato. Bastava premere su “invio” per ottenere quello che si pretendeva. Le fiabe sono solo quisquilie scritte su fogli di carta per ammazzare il tempo durante un pomeriggio piovoso? Oppure c’è anche una morale dietro? Nell’era della disillusione tutto ciò non contava più: veniva ammassato nelle discariche. Pinocchio avrebbe potuto continuare a dire bugie, tanto nessuno non se ne sarebbe più scandalizzato: per dispetto il naso avrebbe smesso di crescergli. E che dire del Genio di Aladino? Si sarebbe rinchiuso eternamente nella lampada, affinché nessuno lo avesse tediato con i suoi vuoti desideri. Un tempo le favole erano dense di magia. Ma in quel periodo, se era rimasto qualcosa di magico, beh, era stato risucchiato da un videogioco di Harry Potter. Le fiabe, indignate, stavano scomparendo: il castello di Cenerentola stava crollando, minato da forze esterne. Per di più quella finestra che costituiva l'unica via di evasione per la ragazza, era stata bloccata. Il suo sogno era ormai diventato un'utopia. Cenerentola stava soffocando tra la cenere. Il morbo infuriava, assumendo in molti individui un carattere cronico: i giorni trascorrevano tutti uguali senza che le persone si rendessero conto di quante cose meravigliose accadevano intorno a loro. Sembrava che vivessero in una trance perpetua, attenti solo a soddisfare i bisogni corporei. Un profumo non riusciva ad evocare un ricordo, una visione non destava emozioni.
La state pugnalando. Cenerentola sta morendo: salvatela.
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